Vita eterna o eterna vitalità: la compiutezza che annulla il tempo

Un argomento su cui ho lavorato negli anni 90 e mi resta ancora molto a cuore è quello dell’identità personale come l’insieme del proprio divenire: io sono la mia biografia. È l’autonomia della persona nella realizzazione di sé, concetto che risale all’antico imperativo “diventa te stesso” e arriva fino a formulazioni recenti secondo cui la santità non sarebbe altro che essere fino in fondo se stessi (Thomas Merton e Giovanni Paolo II, per esempio). Ne sarebbe una conseguenza la convinzione che una pienezza di vita dopo la morte, ciò che spesso chiamiamo “vita eterna”, debba in qualche modo comprendere tutte le fasi della vita della persona. Quel paradosso di sognare l’adulto quando si guarda un figlio piccolo per poi rimpiangere il bimbo quando il figlio è cresciuto, sarebbe abbondantemente superato, perché la reciproca conoscenza tra persone in quella pienezza di vita significherebbe guardare nell’altro il bambino assieme al giovane, all’uomo maturo e all’anziano: ognuno è tutto quello. Si delinea così un’esistenza di lieta vitalità.

Ho guardato con intimo piacere le ultime puntate della serie This is us (2016-2022) dove Rebecca, la madre della famiglia protagonista, passa all’aldilà e vede i suoi figli proprio così. Quei personaggi che avevamo visto in diverse età, rappresentati da diversi attori o mirabilmente truccati, siedono contemporaneamente attorno a un tavolo: Randall con otto, diciassette e trentasei anni, e similmente Kevin. A chi sarà venuta questa trovata geniale? E non è irrilevante che siano guardati dalla madre. Quando a lezione esponevo questa idea, di solito erano le madri a reagire visibilmente.

“Ecco, verranno giorni, – dice il Signore – in cui chi ara s’incontrerà con chi miete e chi pigia l’uva con chi getta il seme”, scrive il profeta Amos (9, 13). Forse l’oracolo vuole soltanto dire che la terra produrrà frutti in ogni tempo, ma a me piace trovarvi la rivelazione di questa pienezza della persona nella contemporaneità di tutti i suoi momenti.

Articolo scritto da

Rafael Jiménez Cataño

Torna in alto