Salire la montagna per capire come è fatta

Spesso gli scrittori, quando viene loro chiesto come si fa a scrivere, a costruire una determinata opera, rimangono senza parole. Ogni opera è diversa, non ci sono formule o ricette preconcette, ogni volta tocca tirare su le maniche e i pantaloni e arrampicarsi sulla montagna. Gli scrittori sono i maestri del dubbio, sanno di non saper nulla. Mentre noi accademici ci vantiamo frequentemente di saper tutto, di saper anche “come si fa” qualcosa che forse non abbiamo mai fatto. Ironizza sul paradosso Haruki Murakami in questo breve e bel racconto (ne Il mestiere dello scrittore, Einaudi 2017, p. 13):

«Da piccolo, ho letto un racconto su due uomini che andavano a fare un’escursione sul monte Fuji. Nessuno dei due l’aveva mai visto. L’uomo più intelligente, dopo aver guardato la montagna dal basso, e da diversi angoli, disse: “Ah, è dunque questo il monte Fuji? In effetti, è davvero stupendo…”, e se ne tornò da dove era venuto, soddisfatto. Una cosa efficace. Rapida. L’uomo meno intelligente, invece, non riuscendo a capire con tanta facilità com’era fatto il monte Fuji, rimase sul posto e si arrampicò da solo fino in cima. Gli ci volle tempo e fatica. Ci arrivò col fiato corto, allo stremo delle forze. E alla fine pensò: “Ah, è dunque questo il monte Fuji?” Alla fine non solo aveva capito com’era fatto, l’aveva davvero conosciuto.
La razza dei romanzieri (per lo meno la maggior parte di loro), appartiene piuttosto alla seconda categoria, a quella dell’uomo meno intelligente, se posso permettermi. Un romanziere, se non sale in cima alla montagna con le proprie gambe, non riesce a capire come sia fatta. Anzi, non capirà neanche dopo esserci salito più volte. Peggio, più volte ci va, meno capisce, è questa la sua natura. Quindi il problema si situa a monte dell’efficacia. Comunque la si rigiri, è qualcosa che l’uomo intelligente non riuscirà a fare».

Articolo scritto da

 

Enrique Fuster

Torna in alto